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Emanuele Tinto
Ha una Laurea in Lettere moderne conseguita presso l’Università degli Studi di Bologna, con una Tesi in etnologia con ricerca sul campo sui “Cunama d’Etiopia”. Il titolo è il riconoscimento degli studi d'antropologia compiuti presso l’Università degli Studi di Asmara (Eritrea). Ha un diploma sulle “Dinamiche di Gruppo e Tecniche di Creatività” conseguito presso “O.S. Organizzazioni Speciali” di Firenze, docente Prof.ssa Francescato dell’Università La Sapienza di Roma.
E' esperto in tecniche di Rebirthing Communication con attestato di frequenza da parte di Cassiopea Verona. E' esperto di Rebirthing Communication Prenatale e in Psicologia Prenatale con attestato di frequenza da parte di Cassiopea Verona.
Iscritto all’Albo degli esperti in psicopedagogia prenatale, con un programma di lavoro sui genitori in attesa intitolato Educare Prima Membro dell’Associazione Studi Bahà'ì del Canada, con sede a Toronto E’ socio sostenitore dell’ANPEP, associazione Nazionale di Psicologia e di Educazione Prenatale. E' socio fondatore dell'Associazione MeglioInsieme di Vicenza che collabora con il Comune di Arzignano con incontri sui nonni e nella conduzione di uno sportello di prevenzione del disagio famigliare.
Partecipa al programma di incontri organizzati dall'Ospedale di Arzignano reparto di Ginecologia e Ostetricia - Il Giardino Incantato- per i corsi pre parto e post parto. Nel campo dell'educazione dell'infanzia, per circa 16 anni, ha fatto formazione ai genitori in varie Scuole e Comuni del Vicentino, trasformati in "Incontri per Genitori" con cadenza regolare, di cui uno consolidato nel tempo già da circa quattordici anni nella Scuola Materna San Gaetano di Polegge (Vicenza). Tiene degli incontri regolari per i papà.
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Il focolare e la scrivania, la famiglia e il team aziendale, la casa e il lavoro. Sempre più la donna si trova a dividersi tra famiglia e azienda. Come emerge dai trend statistici, le donne sempre più ricoprono ruoli di primo piano e svolgono compiti fondamentali all’interno delle imprese. Ma se gestire un’azienda è già un compito difficile, lo è ancor di più per una donna, per la quale le problematiche aumentano e si arricchiscono di contenuti specifici.
Bisognerebbe:
- Prendere coscienza dei contributi peculiari delle donne nelle Imprese
- Considerare appieno delle penalizzazioni presenti nel curriculum delle donne come madre, figlia e moglie
- Il tempo della famiglia e il tempo per il lavoro
- Porre attenzione a come si porta il modello decisionale in famiglia e in azienda
- Come si riesce a rendere più presente lo stile partecipativo sia a casa sia in azienda
Il modello a cu si fa riferimento è quello che mette più attenzione alle affettività e non all’autorità in ambito lavorativo, il che vuol dire maggiore coinvolgimento sui valori e la dignità della genitorialità. Bisogna creare motivazione polarizzando le risorse umane e agendo in modo coerente sia in azienda sia in famiglia, prendendo sempre più in considerazione la situazione bipolare “tempi lavoro” e “tempi vita”. Apparentemente sono scissi, in realtà sono un tutt’uno. Perché si possono gestire tutte le situazioni della genitorialità e, perché no, premiarle come, ad esempio, con le situazioni di volontariato in cui un collaboratore, gratificato all’esterno, porta l’entusiasmo in azienda e viceversa.
Bisogna diventare consapevoli della necessità di una valutazione obiettiva dei contributi peculiari delle donne nelle Imprese senza alcuna distinzione tra caratteristiche maschili e femminili di genitorialità, ma piuttosto di un’assimilazione di entrambe. Ogni giorno avvengono penalizzazioni nel curriculum delle donne come madre, per questo c’è una necessità di intervento a supporto della donna da parte della famiglia e della comunità nella pianificazione famigliare per quanto riguarda la procreazione. Questo porterebbe ad una maggiore attenzione al tempo famiglia e tempo lavoro con tutte le varie considerazioni sull’iper utilizzo dei permessi di maternità nel mondo del lavoro.
In poche parole bisogna che la genitorialità diventi una necessità della politica aziendale sulle Risorse Umane. Deve essere riconosciuta la maternità/paternità come valore sociale aggiunto con nuovi supporti alla maternità da inventare, come asili nido, associazioni baby sitter, etc., facendo pressione sui Comuni perché i problemi dei servizi della maternità saranno un problema che andrà aumentando dato che in futuro si dovrà affrontare il problema della diversità dei tempi di lavoro rispetto alla qualità dei tempi di lavoro. Sarà necessario per questo avere servizi sul territorio con tempi adeguati, rivalutando e usufruendo maggiormente delle persone anziane, come i nonni vigili, per aiutare nel sociale la famiglia durante la maternità.
Bisognerebbe che gli imprenditori si facessero carico di promuovere un miglioramento sociale sui problemi della gestione del tempo, sulla maternità e paternità, migliorando l’interno e l’esterno delle aziende, facendo pressione per il miglioramento dei servizi. Nei contratti collettivi e nelle trattative nazionali bisognerebbe iniziare a parlare di tali questioni, e far risaltare di più una presenza femminile con tutte le logiche differenti rispetto alla presenza maschile. Nelle trattative collettive e nazionali dovrebbero esserci una commissione di donne per portare avanti questo tipo di problematiche, coinvolgendo, ovviamente, maggiormente gli enti locali, come per esempio la possibilità di detrazioni fiscali specifiche, asilo nido, baby sitter e contrattualità di genere.
Ogni imprenditrice/imprenditore dovrebbe impegnarsi ad applicare in azienda queste tematiche specie l’imprenditoria femminile che ha saputo affrontare queste difficoltà e renderle utili, per le altre donne, nel mondo del lavoro. Questo per evitare tutte le problematiche inerenti alla maternità per le donne e alla paternità per gli uomini come lo stress nella gestione tra vita professionale e privata, basso livello di autostima, ambizione, etc. Da tutto il contesto descritto, emerge in ogni caso una ragione fondamentale: il ruolo che le donne oggi ricoprono sia nel privato sia nel lavoro, che assume un significato rilevante. Da ciò la necessità di creare un sistema che faciliti l’integrazione al femminile nel mondo professionale.
Alla realizzazione di tutto questo emergono i seguenti punti di forza e di debolezza:
- Maggiore presenza femminile nei ruoli di responsabilità;
- Maggiore preparazione nello studio e a livello professionale delle donne;
- Maggiore consapevolezza dei giovani maschi dell’importanza della figura femminile nelle attività umane in generale.
- Socio culturali: pregiudizi, competitività, stereotipi maschili, etc;
- Organizzativi: relativi alla carriera e il tempo tra vita privata e professionale;
- Psicologici: disagio maschile verso le donne, invidie, gelosie che nascono per la competitività nel mondo del lavoro.
Ne consegue che per carriera e successo professionale la donna deve sopportare sacrifici più pesanti e rilevanti anche per un’assenza molto forte della paternità nella maternità, con conseguenza nella gestione della genitorialità, e tutto quello che concerne lo sviluppo e la crescita del bambino sia durante la gravidanza sia nello sviluppo e crescita del bambino. Un maggior apporto maschile nella genitorialità porterà, come conseguenza, ad una maggiore visibilità della maternità nella società, con il suo giusto riconoscimento di PRIMARIA E VITALE IMPORTANZA.
A cura di Emanuele Tinto, psicologo socio sostenitore ANPEP |