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Come si giustifica il successo di alcune persone non dotate di particolari capacità pratiche e teoriche, ma che suscitano negli altri grande fascino e carisma? Un valore aggiunto che fa la differenza è l'Intelligenza emotiva, un aspetto dell'intelligenza studiata da Daniel Goleman delegato a gestire e controllare e liberare le proprie e le altrui emozioni.
A volte infatti non è sufficiente avere un elevato Quoziente intellettivo o conoscere tutto di un particolare argomento: le due competenze che regalano il plusvalore sono la competenza personale, connessa al modo in cui controlliamo noi stessi e una relazionale legata al modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri. “Le emozioni implicano un coinvolgimento di tre fattori fondamentali quali quelli psichici, fisici e sociali”, spiega Tiziana Recchia, rebirther e life coach. “L'individuo che sa gestire le emozioni è più incline ad agire, controllando in tempo reale le emergenze della vita. La presenza di buoni livelli di consapevolezza emotiva si traduce in un buon dialogo con se stessi, distinguere le emozioni dalle azioni è alla base della capacità di concentrarsi nello svolgimento di un compito, di riflettere e pianificare le azioni, tutte doti importanti per il successo nello studio, nel lavoro, nello sport e in tutti gli ambiti della vita. Benessere significa anche poter vivere pienamente le emozioni congrue alle situazioni di vita che si presentano, siano esse rabbia, aggressività, tenerezza, paura o abbandono”.
Le abilità che compongono l'Intelligenza emotiva sono cinque: la consapevolezza emotiva che genera la capacità di distinguere e denominare le proprie emozioni, il riconoscimento dei segnali fisiologici che indicano il sopraggiungere di un'emozione e la capacità di comprendere le cause che scatenano determinate emozioni. Il controllo emotivo che si manifesta con il controllo degli impulsi, il controllo dell'aggressività diretta verso gli altri e il controllo dell'aggressività rivolta verso sé stessi. La capacità di sapersi motivare cioè la capacità di incanalare, energizzare e armonizzare le emozioni dirigendole verso il raggiungimento di un obiettivo e la tendenza a reagire attivamente agli insuccessi e alle frustrazioni. L'empatia che implica la capacità di riconoscere gli indizi emozionali negli altri e la sensibilità alle emozioni altrui. Infine la gestione efficace delle relazioni interpersonali che determina la capacità di negoziare i conflitti tendendo alla risoluzione delle situazioni e la capacità di comunicare efficacemente con gli altri.
L'Intelligenza emotiva è anche la chiave per il buon sesso. Le donne con un'intelligenza emotiva elevata hanno più probabilità di provare piacere nel sesso. Lo dice lo studio del prestigioso King's College di Londra condotto su più di duemila gemelle, proprio per azzerrare quanto più possibile eventuali altri variabili ambientali o genetiche, tra i 18 e gli 83 anni e pubblicato sul «Journal of Sexual Medicine». Il questionario utilizzato durante la ricerca guidata dal professor Tim Spector, direttore del Twin Research Department, ha utilizzato varie domande legate all’abilità nel gestire, provare e riconoscere le emozioni e altrettante domande collegate alle abitudini sessuali, riscontrando che le donneche rivelavano bassi punteggi di emotional intelligence avevano il doppio delle difficoltà a raggiungere l’apice del piacere.
Non esiste, quindi, solo un'intelligenza di tipo cognitivo, ma ne esiste un'altra di pari importanza che mette in gioco le emozioni e che, a differenza del quoziente intellettivo il cui sviluppo si arresta con il passaggio dall'adolescenza al mondo adulto, può essere migliorata nel corso di tutta la vita consentendo di affinare e sviluppare anche i rapporti interpersonali.
A cura di Elena Guerra |