Pierluigi Righetti, come nasce l'idea di un convegno dedicato alla memoria di Dario Casadei “Protocolli integrati medico-psicologici in ostetricia e ginecologia: il modello di Dario Casadei” che si terrà a Mestre il 23 aprile prossimo?
Nasce da due motivazioni principali: da una parte Dario è stato un amico, oltre che maestro, dall’altra è lui che ha inventato i protocolli integrati medico-psicologici in Ostetricia e Ginecologia lasciando una testimonianza importante per la clinica e la scienza psicologica che mai si dovrà dimenticare. Un congresso necessario a ricordarlo e a mantenere in futuro tutto il lavoro che ha fatto. La notte tra il 23 e il 24 aprile 2009 io e il figlio Francesco eravamo in ospedale a fargli assistenza in quelle che sono state le sue ultime ore di vita. Nella sua grande DIGNITA’ dimostrata in tutta la vita e nelle ultime ore della sua sofferenza mi ha chiesto due cose: segui i miei figli (che oggi mi hanno soprannominato Big Brother) e continua il lavoro che da anni portiamo avanti.
Come si strutturerà il convegno, quali soggetti sono coinvolti e quali personalità interverranno?
Al convegno parteciperanno personalità del mondo accademico e dei servizi ospedalieri e territoriali sia della psicologia che della medicina, tutte persone che hanno conosciuto Dario e che hanno lavorato e imparato da e con lui. A questi relatori ho chiesto di trasmettere informazioni tecniche e scientifiche ma in particolare le emozioni che hanno avuto nel lavorare con Dario. Ci saranno delle lezioni magistrali e degli interventi costruiti in modo da avere un continuo confronto con il pubblico in sala. In sala le prime due file di posti a sedere non saranno occupate dai “personaggi” come spesso si vede ai congressi ma da studenti, gli stessi che Dario ha formato lungo la sua vita… deve essere un congresso “di giovani” perché sempre Dario ha lavorato con persone giovani… giovani che dovranno trasmettere in futuro quello che Dario ci ha insegnato.
Il modello di Dario Casadei in cosa consiste e come ha cambiato il concetto di intervento clinico nel mondo della Psicologia in ambito ostetrico e ginecologico?
Per dirlo in poche parole, consiste nel considerare la persona (e nel nostro caso – in particolare – le pazienti che popolano i reparti di ostetricia e ginecologia) al centro di un processo di cura che si muove alla pari sia sul versante organico-medico che su quello emotivo-psicologico. Pensiamo che nei nostri reparti di ostetricia e ginecologia ci si confronta sia con la nascita che con la morte… Nei nostri protocolli abbiamo avuto la possibilità di validare il processo di cura con la ricerca scientifica collaborando continuamente con università italiane e straniere e pubblicando nelle più prestigiose riviste di psicologia e medicina. E’ un processo che pone al centro del suo interesse la persona da curare, i care giver, la famiglia, l’equipe che lavora, e quindi tutte le relazioni che interessano la persona sia durante il periodo diagnostico che nel ricovero (specialmente se la terapia richiede un intervento chirurgico) che alla dimissione. Per fare un semplice esempio: la ripresa delle funzioni e della vita sessuale in una donna operata di carcinoma ginecologic, oppure una neo-mamma con difficoltà genitoriali che possono sfociare in stati depressivi nel puerperio.
Ci sono realtà che ad oggi adottano il suo modello in ambito della Psicologia prenatale?
Alcune in Italia e alcune all’estero (formate proprio da Dario e da me); ma la cosa bella di questo protocollo è la possibilità di applicarlo in più ambiti ospedalieri e oltre. Sono a conoscenza che in Italia ci sono dei servizi di psicologia ospedaliera che hanno preso ad esempio il nostro modello.
Come si può continuare il lavoro incominciato da Dario Casadei e quali sono i possibili sviluppi futuri?
Abbiamo fatto molto e molte sono le testimonianze su questo lavoro (libri, relazioni a congressi, articoli) e mi auguro che a partire da questi nostri lavori ci sia una sempre maggiore sensibilità a prenderli in considerazione e da modello. Il protocollo integrato medico-psicologico è proiettato e proiettabile al futuro. Oggi – e nel futuro – la sfida è quella di poterlo confermare sempre più da un punto di vista scientifico e sperimentale in particolare nelle cose nuove che la clinica ci richiede di affrontare, con questo penso alla Procreazione Medicalmente Assistita, all’Oncologia Ginecologica e al Pianeta Nascita che sempre più ci offrono sfide interessanti anche da un punto di vista psicologico.
Come professionista ma anche come uomo, qual è il ricordo più caro che ha di lui?
Quando ci siamo conosciuti molti anni fa è stato quasi automatico che gli amici e i colleghi mi chiamassero Righetti “l’Io ausiliario di Casadei”, ho ricordi professionali e personali che non dimenticherò mai nella mia vita, lui c’è sempre stato nei momenti di difficoltà e di gioia, lui era presente alla nascita dei miei figli, lui è stato il mio terapeuta durante gli anni della mia formazione, lui mi ha insegnato l’amore per questo lavoro e per la vita, lui mi ha insegnato la DIGNITA’ del nostro essere persone che aiutano le persone… lui mi ha permesso di chiamarlo BABBO (come lo chiamano i suoi figli), lui e la moglie Grazia sono un esempio per la mia vita matrimoniale… lui per me è stato molto e nella mia mente e nel mio cuore lo sarà sempre. Solo dopo due mesi dalla sua morte sono riuscito a scrivergli una lettera che ho consegnato ai suoi figli e a sua moglie e che metto a disposizione di tutti in modo da capire cosa è stato e cosa sarà per me Dario.
A cura di Elena Guerra |