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Il vocabolario della lingua italiana alla voce Raffreddore testualmente riporta: infiammazione acuta con eventuale compromissione delle vie respiratorie superiori (Devoti-oli). Nell’accezione comune quando le situazioni si accompagna a naso chiuso, starnuti, prurito al naso, lacrimazione, abbondante secrezione nasale, senso di malessere generale senza necessariamente stato febbrile, testa pesante, tosse, raucedine, orecchie tappate, stornità e quant’altro si etichettano come malattie da raffreddamento.
In realtà in campo medico non esiste un’entità definita “raffreddore” ma si parla più nello specifico di rinite in presenza di tre sintomi principali: ostruzione, congestione ed ipersecrezione nasali. L’ostruzione spesso si accompagna a bruciore agli occhi e lacrimazione poiché il dotto lacrimale sbocca nel naso. Per la prolungata respirazione a bocca aperta, specialmente notturna, i denti si ricoprono di placche, la lingua diventa patinosa e secca con conseguente fastidio e spesso alitosi. Può comparire secchezza dell’orofaringe che è causa del classico mal di gola.
La chiusura dei condotti dei seni paranasali frontali e mascellari determinando il ristagno di mucopus che dà origine a complicanze sinusitiche. L’intasamento infine della tuba di Eustachio, che collega l’orecchio medio con le cavità nasali, estende il dolore fino all’orecchio associando spesso lieve sordità, definita appunto rinogena. Possono infine comparire raucedine, tosse stizzosa ed il classico “ vellichio” ovvero la necessità di raschiare frequentemente la gola. L’aumento della secrezione nasale è comunque il sintomo predittivo ricorrente in tutte le forme di rinite. Essa può presentarsi acquosa (tipica delle forme allergiche) purulenta (in associazione alla sinusite) sanguinolenta (in presenza di forte congestione e/o poliposi nasale) maleodorante (in presenza di croste o nella forma cosiddetta atrofica).
Se gli sbalzi termici rappresentano il fattore favorente, le cause del raffreddore sono molteplici. In realtà si va dalle infezioni batteriche e/o virali alle forme allergiche stagionali (pollini) o perenni (acari) all’inquinamento ambientale, all’eccessivo riscaldamento degli ambienti domestici quando associato a scarsa umidificazione dell’aria. Ma attenzione anche alla reazione ai farmaci comuni quali l’aspirina, la pillola anticoncezionale o gli ormoni femminili usati per la terapia della menopausa, gli antitiroidei, l’alcol, la cocaina solo per citarne alcuni. Esistono poi cause organiche quali le neoformazioni polipose, la deviazione del setto nasale, le variazioni della mucosa nasale indotte da diabete mellito, ipotiroidismo, disfunzioni della ghiandola surrenale e non ultima la gravidanza.
Esiste tuttavia anche una chiave di lettura psicosomatica che vuole che il raffreddore sia il risultato di particolari condizioni psicologiche in cui viene a trovarsi una persona in un determinato momento della sua esistenza ed in particolare stati di frustrazione, conflittualità, circostanze spiacevoli tali da alterare l’equilibrio emozionale. È stato spesso evidenziato come i soggetti sottoposti a continui e pressanti fattori stressanti sviluppino più frequentemente raffreddori. Se esistono conflitti col proprio partner, con gli amici, o nell’ambito lavorativo, ecco che un bel raffreddore rappresenta la risposta del fisico allontanandoci e venendo a nostra volta allontanati dalla causa stressante. Si crea in realtà quello che è stato definito il “ freddo affettivo”. Non sempre tuttavia la causa è esterna; talora possiamo essere noi che ci comportiamo in maniera raggelante per delle nostre paure ed un bel naso rosso, coggiolante, gli occhi lacrimanti rappresentano una valida scusa per isolarsi. La congestione nasale ci impedisce di avvertire gli odori e questo è come non voler percepire “che aria tira” quando quell’aria è fonte di dispiaceri.
La respirazione, di cui il naso rappresenta la parte anatomicamente e fisiologicamente iniziale, in psicosomatica richiama il rapporto con la vita (non si vive senza ossigeno) e con il tutto di cui facciamo parte. Ecco perché un problema che colpisca le vie dell’apparato respiratorio può essere letto come sofferenza, paura specialmente in relazione a temi quali l’abbandono e/o la separazione.
Come dare rimedio dunque al nostro raffreddore? In assenza di patologia febbrile e/o sintomi particolarmente invalidanti che inducano a consultare il proprio medico per una eventuale terapia mirata antibiotico-antiflogistica e/o antiistaminica nel caso dell’allergia, il trattamento basilare è rappresentato dai lavaggi nasali. L’utilizzo di soluzioni saline (acqua di mare, acqua di Tabiano o di Sirmione per citarne alcune) oltre a decongestionare per azione osmotica le narici, asportando al contempo tutte le impurità, compresi pollini virus e batteri, è in grado di prevenire le complicanze e dare risposta immediata ai sintomi tipici della ostruzione nasale. Parimenti utili possono risultare i suffumigi con oli balsamici, come pure sauna, bagno turco o, in alternativa, un bagno in vasca con acqua al limite della sopportazione.
Il ricorso a preparati stimolanti le difese immunitarie, siano essi di sintesi o di estrazione naturale, può trovare indicazione nei bambini specialmente al loro primo approccio con la scuola, nelle forme tendenzialmente croniche o recidivanti nei soggetti con pluripatologia o reduci da gravi forma morbose. I polivitaminici e gli integratori minerali non hanno un razionale d’uso anche se la vitamina C, la A, la E, il selenio ed il resveratrolo per le loro proprietà antiossidanti, il manganese, rame e zinco per le proprietà di riequilibrio, possono trovare indicazione in casi specifici specie quando sia ipotizzabile uno squilibrio su base psicosomatica. In tutti i casi è tuttavia opportuno consigliarsi con lo specialista, medico, farmacista, naturopata, prima di intraprendere una qualsiasi condotta terapeutica la quale, per essere sicuramente efficace, non va generalizzata ma rivolta allo specifico caso.
A cura di Roberto Dogana |